A Silvia
A Pietro
A Caterina
Andrea Goffrini.
Sono nato a Parma nel 1964. Dipingo dall'adolescenza. Negli ultimi anni ho lasciato il mio lavoro di sempre per dedicarmi esclusivamente alla pittura. In questo sito troverete alcuni esempi della mia attività.
Un ringraziamento alla famiglia Consigli, a Maria Cristina Chiusa, a Tommaso Galdy. Un "evviva" ai poeti veterinari, ai filosofi manager, ai musicisti venditori, ai pittori muratori, ai cuochi immobiliaristi, agli amici pittori, agli industriali giardinieri ed agli atleti designer che negli anni hanno contribuito all’evoluzione di tutto questo. Grazie a chi già mi ha dato fiducia dimostrando di apprezzare la mia opera volendo subito goderne.
P.S. Faccio mia questa citazione di un'artista sudafricana:
"Tuto ciò che si dice della pittura è vero. E' un'anacronismo, è fuori moda. E' osceno in cui rende bello ogni orrore. E' indecedente. E' decadente. E' arrogante. Il modo in cui insiste ad essere unica. E poi è stupida perchè non riesce a rispondere a nessuna domanda. Che ci importa di guradare le immagini. Ecco perchè continuo a farle."
Andrea Goffrini
Paesaggi Interiori
Propone un punto di vista soggettivo, coraggioso. Ricerca un segno duro, incisivo. Vuole ottenere sagome, forme essenziali. Crea immagini talmente semplici da essere disarmanti.
Dipinge le donne come paesaggi, come la terra. Ama il corpo femminile, lo vuole vedere sensibile ed eccitato. Dipinge posizioni fotografiche di nudo con un voluttuoso desiderio di possesso. Si pone continue domande sul desiderio. Le sue modelle (pose pornografiche prese da Internet) suscitano e poi provvocano una pittura che si chiede se è più eccitante mostrarsi, guardare o essere visti.
Dipinge strade, incroci e tornanti che non si capisca dove vadano, da dove arrivino, cosa ci sia dop. Ogni tanto compaiono auto che servono solo ad andare veloce per catturare il maggior numero di immagini nel minor tempo possibile.
Paesaggi espressionisti, intensi, immediati, cosi' come le rocce e le vedute. Si inventa costruzioni impossibili, senza tempo o riferimenti architettonici, crea dei "non luoghi" inaccessibili.
Ottiiene sempre una luce imbarazzante, indefinita sempre in bilico tra mattutina e notturna. Trova tonalità cromatiche straordinarie utilizzando i colori ad olio, i rossetti ed i trucchi in genere, pigmenti naturali legati alla cucina, sua grande passione.
Noffi Aldy
L’occulto ed il presente palese.
Per la maggior parte le sue esplorazioni sono condotte sui paesaggi, incolti e senza azione, sempre inanimati, scrutati dal cielo, non contemplati ma meditati e sofferti, visioni colte a volo d'uccello e dipinte durante un veleggiare tormentato in mezzo a nubi burrascose tetre e infocate , o da un punto di osservazione collocato molto in alto, lassù, da dove si possono scoprire tutti gli effetti fantastici di un vasto panorama ed anche i dettagli di quel territorio esoterico, ostile, austero, inaccessibile, scenario immenso e drammatico, mai irradiato da luce viva, costituito da terra, aria e acqua. Il fuoco non è un elemento di questi luoghi, ma un colore fatale, un segno, una cifra degli altri tre.
Sono una solenne semplificazione dell' immagine, ridotta agli elementi essenziali, che fissa scavando l’aspetto interiore di una natura selvaggia, che sembra non appartenere al nostro pianeta, ma ad un altro, misteriosissimo, dove cordoni litoranei protendono robuste braccia tortuose per frugare dentro un mare spaventevole.
Promontori minacciosi e animaleschi sembrano volerselo ingoiare tutto quel mare. Sagome di masse rocciose nettuniane adagiate e disposte, quasi in posa, in apparente tranquillità, immobili e inquietanti su di un' isola sinistra, che fingono di formare una composizione di natura morta, ma che nascondono una furia veemente sotto la maschera già poco rassicurante.
Vaste distese di terre, terribili e stregate, sacrali e silenti , su cui sono tracciate ampie strade dritte e parallele che si incrociano rischiosamente e vanno ad infilarsi in un tunnel lontanissimo , un piccolo buco fosco, per poi uscire dalla fessura di una montagnaridotte a stradine dirupate e serpeggianti.
Su queste piste improbabili compare talora un 'arcana automobile rossa (ridotta a minima scala di misura della maestosità e grandiosità del paesaggio) , senza pilota a bordo, acquattata dietro una curva o rintanata in un fosso, avendo forse in mira di dirigersi verso l'imbocco strozzato di una galleria ai piedi di una frastagliata montuosità.
È una congettura? Forse la vettura non si sposterà mai dal punto in cui è collocata .
In qualche rara veduta si ergono edifici spettrali , silenziosi, enigmatici, improbabili, forse mai abitati e forse destinati ad esserli mai, perchè l'uomo non vive in questo mondo rappresentato da Goffrini, mondo frequentato soltanto, quando si palesa, dal fantomatico veicolo rosso che perlustra cauto o governa imperioso standosene lì, prospettive apparentemente incongruenti ma in realtà amministrate da attenta malizia. Mondo ai suoi Vedute primordiali o agli ultimi istanti o in transizione?
Aveva cominciato da bambino Goffrini , credendo di giocare , prima con le matite colorate ed in seguito coi pennelli, senza immaginare che stava per mettersi in viaggio con la sua fantasia su di uno scomodo (la metafisica vettura rossa) veicolo che non prevedeva fermate per la sua preda e che non I’avrebbe comunque lasciato mai scendere. Ben presto quel gioco divenne una totale dipendenza, ostinata, crescente.
La pittura per lui non è mai stata un divertimento, colto e talentuoso , un piacere libero, uno svago, privato e segreto, ma una febbre, una passione, una smania, un tormento affollato da dubbi, depressioni, impazienze, insoddisfazioni, ansie, un vizio sfrenato e ossessionante.
Bisogna però riconoscere alla sua dominatrice di avergli elargito qualche concessione: il conseguimento di un diploma di laurea; la pratica di uno sport; la gestione, con dei soci, di un ' azienda di Information e Communication Technologies in cui si producono software per Internet.
L'ultima di queste carità risulta alquanto pelosa poiché , occupandosi Goffrini, nell' ambito di questa attività, anche di grafica e webdesign, gli avrebbe permesso di incrementare la sua dimestichezza con gli spazi e le proporzioni. Il rugby poi poteva contribuire a fortificarlo onde affrontare al meglio, fisicamente, le prove del suo severo mandato.
Andrea Goffrini è nato nel 1964 . Ha avuto uno sviluppo precocissimo come pittore, se i suoi paesaggi realizzati alla fine degli Anni Settanta rivelano già doti artistiche non certo da principiante, ricchi come sono di sensibilità e invenzione, cui un giovane di vocazione raramente sfugge, pur non avendo frequentato né Accademie, né botteghe, né maestri, né compagni in questo esercizio.
Nel suo cammino solitario non ha mai incontrato qualcuno che gli indicasse una pista meno scoscesa, una scorciatoia meno sassosa, un sentiero più praticabile.
Con eroica umiltà, ardente, ha cercato da solo, e trovato, il suo metodo ed il suo linguaggio pittorico, una sintassi solida, superando presto le ingenuità, le acerbità ,le inesperienze , divenendo il docile e controllato messaggero dei suoi slanci e delle sue concitazioni espressive.
Le suggestioni e gli stimoli - ma soltanto quelli che l' hanno aiutato ad affrontare la magia (lel dipingere, senza mai esercitare influenze gli erano forse venuti anche dagli innumerevoli quadri, che si. era trovato sin da fanciullo davanti agli occhi sulle pareti di casa, frutto delle continue acquisizioni che facevano i genitori, attenti collezionisti. I muri che lo circondavano erano infatti tappezzati di opere di Corsi, Guttuso , Soldati, Gaibazzi, Maral, Francese, Maccari, Sutherland, Music, Manzù , Mattioli, Eibish, Ligabu, Bellegard,e, Vacchi, Meloni, Cassinari.Ma a nessuno di questi artisti dai linguaggi più disparati deve qualcosa. E meno ancora alle mostre ed ai musei, che ha raramente frequentato.
Mi ha detto una volta: " Forse la mia scarsissima conoscenza della storia dell' arte ha consentito alla mia pittura di venire fuori senza debiti e sensi di colpa. Ero assolutamente privo dei più elementari rudimenti tecnici. Cosi mi sono divertito, ma anche incazzato spesso, a sperimentare. E ad ogni piccolo risultato che sembrava segnare un modesto miglioramento mi sentivo quasi un inventore; mai soddisfatto però "
Il supporto privilegiato delle sue esplorazioni, dai primi cimenti, è stata la carta, incollata poi su pannelli di legno. Un tipo di carta spessa, ruvida, mal calandrata, che rivela frammenti di fibre tessili, di paglia ed altre inclusioni.
Una carta povera, da imballaggi, da pacchi dal contenuto misero o depistanti in quanto racchiudono un tesoro che si vuole dissimulare. La stessa superficie sulla quale compone ancora oggi. Raramente si lascia tentare dalla tela, che non lo appaga come la sua meravigliosa cartaccia grezza che successivamnte incolla su legno..
Non è e non è mai stato soddisfatto dai colori che escono dai tubetti né dalle tinte che si formano accordandole o impastandole con le più strane sostanze cromatiche. Ne cerca altre.
Anche di notte, quando si alza da letto per esplorare, con l'aiuto di una torcia elettrica , i cambiamenti provocati da un fascio di luce diretta o radente sulla superficie dell' ultima composizione per tentare poi di riprodurre quegli effetti che gli sembrano più suggestivi e confacenti.
Pochi occhi di pittori si sono consumati come i suoi ad interrogare ogni forma, ogni colore, ogni vibrazione di luce.
Corteggiando anche il caso e l'irrazionale, con ingegnosa ed instancabile abilità artigianesca, sperimenta le qualità di coloranti i più bizzarri,sfrutta le possibilità di sostanze inconsuete, quali i molteplici prodotti della cosmesi femminile, le varie tonalità di pigmenti degli stick per labbra, gli ombretti, le lacche, le creme per la pelle contenenti microparticelle iridescenti, le matite per gli occhi, i mascara, i phard, i blush, i gloss.
Usa abitualmente il giallo dello zafferano, il giallobruno della cannella, il carminio della cocciniglia, i verdi trasparenti di alcune erbe e persino la cenere delle innumerevoli sigarette fumate, cosparsa su un colore fresco, e il dito di vino rosso rimasto nel bicchiere dove si sono affogate le cicche, che sulla carta diviene un oro bruno insuperabile.
Attraverso un labirinto di procedimenti, i più azzardati,riesce a far concorrere e coabitare i suoi ritrovati con le tinte a colla, ad olio, a guazzo,a tempera, a pastello, a smalto.
Questa stesura pittorica,di rarissime variazioni cromatiche,dal coloratissimo e spiazzante timbro, impiega mesi ad essiccare, nonostante l'esposizione al sole cocente, al fresco della. notte sul terrazzo, alle ventate incessanti dell'asciugacapelli portato al massimo del calore ed alla permanenza in un forno a media temperatura. Anche perchè gli strati di cui è costituita sono multipli. Questi spessori sovrapposti non sono gratuiti, risultando da insoddisfazioni, da lavoro ripreso più volte.
Ma in questa consistente matericità si accumula una carica di energie e di emozioni che poi esplopde e si manifesta. Grazie anche alla collaborazione dell'eroica carta che riesce quasi sempre a superare i trattamenti cui è sottoposta.
Una volta stabilizzata, la materia pittorica, attraverso intrinseci processi chimici, il passare del tempo e gli sbalzi climatici, produce fenomeni e trasformazioni di una bellezza strabiliante, irraggiungibile al di fuori di questo procedimento inconsueto, alchimistico, che tramuta la materia stessa in pittura, produce altre raffigurazioni,suggerisce altre immagini inattese. Le risorse ignote celate nel magma stesso fanno identificare, con infinite variazioni, il cercare e il trovare di Goffrini.
Il colore sognato ed inseguito, ma inaspettato, scoppia silenziosamente, manifestandosi magico come l'aveva immaginato, anche perché la quantità di cause mutanti è enorme in quel crogiuolo di ingredienti costituito dalle sue carte.
Ma questo risultato è una conseguenza, non uno scopo. Componendo la sua pittura, Goffrini, che odia il pittoresco del buon gusto tanto nella vita corrente quanto nei suoi quadri, non cerca effetti e ancor meno una soddisfazione estetica.
L'immagine ottenuta attraverso la sua scrittura magica è per lui il mezzo di rendere non visibile il suo “pensiero-sogno” e di non comunicarlo tutto agli altri.
Si lascia trasportare su regioni estreme, tanto lontane e astratte dalla illusoria dimensione quotidiana, per catturare, magari ingrandendo o isolando un particolare, un frammento di idea, di pensiero, di rivelazione, di messaggio, per estrarre un segno, un sintomo da quegli oscuri recessi , da celare nel suo racconto dipinto.
Andrea Goffrini non chiede interpretazioni delle sue opere. Vuole solo che i suoi quadri contengano ciò che il suo occhio ha raggiunto e capito, tra la realtà e l' irrealtà , il concreto e l'indefinito, l'occulto ed il presunto palese.
Patrizia Consigli
Un viaggio nel profondo.
Andrea Goffrini: un artista che ha reso la pittura una scelta di vita. L’arte per l’arte, l’arte come senso dell’essere sono i criteri che stanno alla base della sua poetica; una poetica maturata nell’esperienza più che ventennale consumata entro le mura appartate della propria dimora.
Egli è gelosissimo dei confini entro i quali si è isolato dal mondo per scelta: schivo, riservato, idealista, Goffrini, che ha fatto dell’innocenza primordiale dell’essere il proprio afflato poetico, come un bambino guarda al proprio universo pittorico e stupisce, quasi a dire: “Davvero io l’autore ?”
Geniale interprete di una pittura che indaga i moti più impercettibili dello spirito, sacerdote muto ed inconsapevole della religione dell’arte, alla quale pur si è dato totalmente, ben presago della scelta, Goffrini vive appartato, in campagna, dove ha rinunciato alle lusinghe e alle frenesie dell’esistere comune.
Niente più scrivania manageriale, annullati gli impegni quotidiani, assenti gli incontri mondani che in qualche modo gli avrebbero potuto giovare nella diffusione e relativa conoscenza della propria opera.
E muti pure gli elogi, gli assensi generosi di chi più vicino, o magari da lontano intende incoraggiarci.
Questo il profilo dell’uomo: pochi tratti ne delineano la tempra generosa e solare, sia pure frenata da un’ombra di malinconia.
Una tristezza, la sua, che affonda nel profondo, talché dura fatica egli stesso ad identificarne le origini. Il viaggio poetico di Goffrini prende le mosse da qui: all’inizio forse.
Poco più che un ragazzo alla ricerca di un conforto emotivo, un’emozione originaria in grado di sostenere tanta ricchezza di immagini, di sentimenti, di slanci, sempre vitali.
Poi, mano a mano, un’indagine inconsapevole, a zonzo nel proprio immaginario, scavando fino alle radici; ed ecco all’apparire del dolore, della macchia buia, l’incontro con il proprio io.
Inizia così l’avventura pittorica: una scommessa con se stesso nel tentativo di capire.
Nascono le prime opere: albe, Mare, cieli, nature morte, creature ignude lacerate dalla solitudine, dalla disperazione; tutte quante accomunate da un incrociarsi di strade che in modo più o meno nitido si profilano nella sua produzione pittorica.
La strada curvilinea, spesso a strapiombo su un vuoto misterioso, reso ancora più inquietante dalla luce che, solare o notturna, ne governa inesorabile il ritmo e la tenuta, si rivela la protagonista incontrastata della tavolozza pittorica di Andrea Goffrini.
Metafora pura e disvelata del proprio viaggio? Soltanto in apparenza io credo.
L’artista nell’eloquio attorno alla propria pittura si apre ad una confessione, la piena ammissione di un credo religioso, da custodire gelosamente, talché nello svelarne l’essenza, nutro il timore di tradire quell’ intesa: egli, nell’indicare i segni, i significati apparenti dei diversi brani, ne dichiara l’apparenza fittizia ed illusoria: intende forse mettermi in guardia dalle parvenze simulatrici.
Tanti rebus i suoi universi calati nella nostra o in altre galassie: simboli riposti e complessi le sue strade, e poi ancora gli incroci, i precipizi.
Maschere di dolore, disperazione, o di mera solitudine, i suoi nudi femminili che, dopo l’amplesso, sembrano attendere muse inquiete e pur così umane, un barlume di rivelazione. Al mio dire "questa è la materializzazione del dolore". Andrea Goffrini soggiunge a bassa voce, in modo quasi impercettibile "E' la disperazione: un'immagine rivisitata in prima persona".
Poi tace ritraendosi pudico entro il proprio silenzio. Discorriamo ancora dell'infinito, di Dio di quell' Eldorado sovrumano che ci attendesenza sapere se sarà il paradiso che ci hanno promesso, ma poco conta. Cio' che ci sta a cuore, concludiamo, è l'entusiasmo che induce entrambi a crederci.
Ununiverso pieno di promesse quello di Goffrini: ho detto del valore universale, della sofferenza, ma, ed è questa l'inchiesta viva e sempre presente nell'artista l'arrovello acuto che lo spinge a dipingere. C'è una risposta dietro quelle colline, oltre i precipizi, inesorabile meta delle sue strade : è la formula salvifica, catartica.
Nemmeno Goffrini la conosce, ma egli sa per certo della sua esistenza.
Un viaggio nei meandri dell'inconscio e dell'anima traluce dai brani su carta o su legno, la dove il raffinato segno grafico di Andrea Goffrini, vallorizzato oppure nodall'uso sapiente del colore, isola un'idea, un pensiero.
Sarebbe vano tentare una classificazione stilistica o di appartenenza per così' tanta originalità: operazione già di per suo delicata e non sempre appropriata e sovente sconsigliabile per la natura stessa dell'arte, cosi' refrattaria a qualche catalogazione, misurabile piuttosto secondo i ritmi e le aspirazioni dei singoli poeti.
Ancor più nel caso presente: il nostro pittore, che sarebbe riduttivo definire autodidatta, sfugge a qualsiasi modello, rinuncia aprioristicamente a qualche archetipo conoscitivo o ideologico caro alla coscienza comune.
Se è lecito nello scorrere delle opere, una girandola di cromie, di ombre, di linee che a tecnica mista caraterizzano la sigla dell'autore, accostarne l'ispirazione e lo stile ad alcuni maestri; vengono alla mente Van Gogh e poi Picasso, i simbolisti, appare evidente come Andrea Goffrini sfugga volontariamente ad ogni indirizzo.
Questa la grandezza dell'artista: corre spontaneo un parallelo, puramente biografico, con Rousseau il doganiere, anche'egli come Goffrini, seppure nelle lontane istanze pittoriche, fece della propria formazione libera, una grande originalissima forza.
Eugenio Montale: anche il grande poeta ligure torna alla memoria. Egli affida piuttosto la propria poeticca al giallo squillante ed abbacinante dei suoi limoni, o alle presenze assenze delle donne angelicate che nutrono i suoi versi : Mosca, Cinzia.... Sembra incontrarle nel bel libro visivo di Goffrini.
Un novello orfismo fatto di suoni, colori, lamenti; questo traspare dalle opere di questo vero pittore; è tempo che la sua "favola" esistenziale, davvero bella per la malinconia ed il dolore intenso che sprigiona ad accomunare tutti gli uomini, venga conosciuta da tutti: affinchè tutti possano, come me, condividere il dono della pittura di Andrea Goffrini.
Maria Cristina Chiusa
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